Estratto della relazione tenuta dal Segretario Alessandro Castagnoli alla Direzione dell’Unione Territoriale PD Forlì del 12.01.2009


Estratto della relazione tenuta dal Segretario Alessandro Castagnoli

 alla Direzione dell’Unione Territoriale PD Forlì del 12.01.2009

 

 

DOPO LE PRIMARIE: VERSO LE AMMINISTRATIVE/EUROPEE 2009

Un nuovo traguardo con il Paese e i territori in grande crisi

 

Quadro politico nazionale: le basi originarie del PD

Alla base c’è stato un tessuto e una sensibilità comune che è maturata in oltre quindici anni di riflessioni e di discussioni. Una sensibilità comune che nasce dal senso sicuro di una discontinuità netta con il passato. Niente è più come prima; le ideologie di ispirazione democratica del secolo scorso, che avevano le loro radici nel tormentato crogiolo culturale e politico del 19° secolo appaiono incapaci di dare risposte ai nuovi e più impellenti problemi del nostro tempo. Le forme che lo sviluppo ha assunto nei paesi economicamente più avanzati non sono più sostenibili e lo stesso piano anti-crisi di OBAMA viene bocciato dai parlamentari e amministratori locali dello stesso Partito Democratico a meno di dieci giorni dal suo insediamento alla Casa Bianca. Infatti deputati, senatori e governatori democratici faranno pressioni per portare a casa (nel proprio collegio e stato) una fetta della torta, che in alcuni casi può essere strada e in altri dollari sonanti per le imprese del proprio territorio. I Senatori hanno fatto capire che le misure previste dal neo-presidente non passeranno intonse ma dovranno tener conto dei “consigli” della camera alta. Non piace la proposta di dare incentivi e tagli fiscali per le aziende che assumono, mentre c’è più favore verso l’idea di dirottare più fondi per gli investimenti in infrastrutture e grandi opere. Tuttavia Obama può contare dalla sua sui pessimi dati dell’economia statunitense: il tasso di disoccupazione è arrivato al 7,2%.

 

In Italia con il governo Berlusconi abbiamo la Spesa fuori controllo e l’avanzo primario in forte riduzione. Infatti, oltre al danno anche la beffa: Tremonti potrebbe intestarsi la meritoria azione di essere riuscito a mantenere il rapporto deficit-pil sotto il 3% nell’anno più duro della crisi, ovvero nel 2008. Nonostante l’avanzo primario – ovvero l’utile dell’azienda Italia – sia tornato a scendere per la prima volta dal 2006 – e le spese dei consumi intermedi, spia reale del controllo reale della spesa pubblica, siano invece risaliti. Tradotto significa che Tremonti lascia correre la spesa pubblica per non dover rispondere sul segno negativo dell’avanzo primario e poter dire alla gente che il famoso rapporto deficit-pil è sotto il 3%.

 

Questa situazione si traduce nel reale in una crisi di fiducia nel futuro delle nuove generazioni, di una crisi caratterizzata da un disordine mondiale che può diventare rigeneratore – come nel caso degli Stati Uniti; Obama forse non sarebbe stato eletto senza la crisi morale della guerra in Irak e la stessa recessione economica. Edgar Morin sottolinea come si sia a lungo pensato lo sviluppo tecnico ed economico come la locomotiva della democrazia e del benessere; oggi – a suo avviso – bisogna cambiare l’egemonia del quantitativo a favore della qualità e dei beni non calcolabili come l’amore e la felicità. Quindi la crisi sia un’occasione per innescare processi virtuosi: la crisi (che non è solo economica) ha trovato un humus fertile nella sbornia neoliberista ed è stata causata dalla inarrestabile voracità di alcune migliaia di “birbantelli o furbetti” che hanno potuto agire al di fuori di ogni regola o controllo massacrando i risparmiatori fino a raggiungere l’osso dell’economia reale. In particolare secondo l’analisi emerge la crisi della dimensione statale: l’economia e la finanza, la comunicazione, alcune tecnologie, parte della malavita, il terrorismo hanno realmente acquisito una dimensione una dimensione globale in cui le frontiere sono un termine ormai privo di significato. I controlli in ogni campo, la politica, la cultura, e in gran parte la scienza, le questioni ambientali, gli eserciti e la società civile non superano o non vogliono superare la dimensione nazionale. La politica dovrà quindi inventare forme di superamento della dimensione statale rispetto a localismi e protezionismi mascherati da federalismo, magari fiscale. Bisogna inventare sistemi di regole e controlli agili capaci di agire su scala globale; per far fronte a questa sfida la politica dovrà trovare la forza di costruire su basi etiche.

Siamo di fronte a una crisi di sistema che investe l’economia reale: dobbiamo ricostruire lo spazio sociale e culturale della democrazia europea. Le elezioni europee dovranno diventare l’occasione per ricostruire la fiducia culturale nella politica e nella dimensione collettiva; la mancanza di regole ha causato precarietà, diminuzione dei salari, ha incoraggiato l’indebitamento, indebolendo i mercati interni che sono  lo zoccolo duro di ogni economia. La crisi ecologica è la prova ulteriore che occorre l’intervento della politica. Si deve fare come nel dopoguerra, creando meccanismi internazionali adeguati. Lo ha capito il governo britannico di Gordon Brown, leader legato più di chiunque altro alle radici della sinistra europea. Oggi, però, i poteri dello stato-nazione non bastano più. I processi in atto sono talmente complessi e generalizzati che ci vuole un più ampio potere di pressione e di decisione: CI VUOLE L’EUROPA. Per la maggior parte degli europei il sogno è la qualità della vita, un sogno quindi collettivo, non individuale.

 

 

Il PD oggi

Il Partito Democratico – negli intendimenti di Veltroni – doveva nascere dalla fusione e non dall’accostamento, del pensiero della sinistra democratica e liberale, del personalismo cristiano, del comunitarismo, dell’ambientalismo, di una parte di quella critica radicale della società che non è più ideologica e che si può ritrovare in un contenitore più ampio. Nel Manifesto del PD, gli aderenti, le assemblee e i dirigenti si sono impegnati verso la gente per costruire un partito di popolo, radicato e diffuso sul territorio, che riconosca e rispetti il pluralismo delle posizioni che maturano al suo interno ma che rimanga sempre capace di identificare una linea programmatica comune e di portarla avanti in maniera coesa e coerente nelle istituzioni.

Ci siamo impegnati a costruire un partito che sia aperto alla partecipazione di una larga platea di cittadini, e affidi al loro voto, diretto e segreto, la scelta della leadership.

PERO’ come scritto nel Manifesto per noi, i democratici, la politica è prima di tutto servizio, è una nobile forma di amore per il prossimo e per il nostro paese.

Invece, oggi il PD è attraversato da numerose linee di faglia che si intersecano: nessuna di queste divide i Ds di prima dalla Margherita di prima, tranne la questione più ideologica di tutte e meno interessante per l’opinione pubblica cioè l’affiliazione europea. La verità è che l’era delle migrazioni è finita. Per un bel po’ non c’è un altro posto dove andare, o da fondare. Gli italiani non chiedono altre sigle ma una proposta per uscire dalla loro brutta situazione, e leadership in grado di incarnare con forza e credibilità idee efficaci. Questo manca adesso al centrosinistra. I politici di rango con la testa sulle spalle lo sanno.

Per ciò che riguarda il PD, il problema politico-culturale del centro-sinistra è di arrivare a una sintesi, che i tempi ristretti della fondazione del Partito democratico non hanno ancora reso possibile. I tanti filoni culturali in esso presenti non hanno ancora maturato una prospettiva centrale; è necessario che il Pd costruisca una proposta di modernizzazione attenta alle compatibilità sociali. Si tratta di rimettere in sesto le infrastrutture essenziali (ferrovie, poste, strade, ponti, scuole, ospedali) e di far funzionare i servizi immettendo nella pubblica amministrazione una ragionevole ed efficace catena di responsabilità.

Non è vero che destra e sinistra sono uguali e indistinguibili. La destra ha una essenziale capacità mimetica, per cui fino all’altro ieri era fatta soltanto di liberisti spinti, mentre oggi è affollata di protezionisti altrettanto convinti. Noi riformisti veri dobbiamo favorire una società più giusta, meno castale rispetto a quella dell’Italia di oggi, favorendo la mobilità sociale.

 

Ma il problema più grave della politica italiana (e anche del PD – caso Riccardo Villari – presidente commissione vigilanza RAI) è che si sta popolando di uomini senza dimensioni. Cioè la misura di un uomo: la sua cultura, i suoi amici e maestri, i suoi principi morali e politici. Villari PD resta dove è, sulla poltrona che gli hanno regalato per fare un danno al suo partito, cioè al partito che lo ha fatto senatore.

La risposta a questo problema l’ha già data Ghandi: “l’uomo si distrugge con la politica senza principi etici, con la ricchezza senza lavoro, con l’intelligenza senza il carattere, con gli affari senza morale, con la scienza senza umanità, con la religione senza la fede, con la solidarietà senza il sacrificio di sé”.

 

Alessandro Castagnoli – Segretario Unione Territoriale PD Forlì

Estratto della relazione tenuta dal Segretario Alessandro Castagnoli alla Direzione dell’Unione Territoriale PD Forlì del 12.01.2009ultima modifica: 2009-01-16T12:58:22+01:00da pd_foroboariofo
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